Noi, spettatori di Kezich

By zosteko

Così come ci mancherà quella sua capacità di restare in contatto con la realtà contempiranea, lui che diceva di voler solo «rivedere i film che ho già visto e amato», che gli aveva fatto firmare, appena un mese fa, un articolo al vetriolo in cui decretava la«piena sconfitta della critica tradizionale », quella appunto della sua generazione, costretta a cedere il passo ai «coloristi» (e ai gossippari, aggiungiamo noi), relegata in colonnini e ritagli all’interno del paginone degli spettacoli (non più della cultura), nonché privata dagli editori della sua forza sovversiva, in linea con quel governo che taglia i soldi al Fus e nega al cinema la sua valenza di creatore di identità sociale e divulgatore di malesseri contemporanei (e infatti, denunciava Kezich, molti grandi quotidiani quest’anno non hanno neppure mandato il loro recensore di punta al festival di Cannes).

Completamente ingestibile quanto ai contenuti â’ non perché maleducato o prepotente, ma in quanto battitore libero â’ era capace di riflessioni acutissime e raffinate ma anche di battute alla mano e di riferimenti alla quotidianità che lo avvicinavano al lettore medio e gli ricordavano che Tullio era prima di tutto uno spettatore come gli altri, e infatti Professione: spettatore è il titolo di uno dei suoi tanti saggi sul mondo che amava tanto (ma andate a cercarvi anche i suoi racconti lunghi e brevi: Il campeggio di Duttogliano, ad esempio, è una vera chicca).

Sceneggiatore de Il posto e poi de La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi, produttore de I basilischi di Lina Wertmuller e di L’età del ferro di Roberto Rossellini, nonché dirigente Rai in un’epoca in cui la televisione di stato si interessava ancora al cinema italiano di qualità, Kezich non si è mai limitato a criticare.

Ma era il primo a far notare come il suo mestiere, e il mestiere del cinema, fossero nel mirino di chi vuole determinare «il trionfo dell’effimero» e far scomparire dalle coscienze degli spettatori â’ professionisti e non â’ quella capacità critica e quella tensione verso il bello che sono state la sua vita, fino all’ultimo.

Fonte: www.europaquotidiano.it

Tags:

Leave a Reply